Cellule staminali, cura possibile controlo la calvizia

Perché cadono i capelli?
La calvizia, o se chiamata con il suo nome scientifico, la alopecia, è dovuta a fattori di varia origine, come genetici, di stress o semplicemente da un trauma al follicolo pilifero.
Attualmente le cure maggiormente utilizzate sono a livello farmaceutico, tramite l’utilizzo di farmaci stimolanti quali il minoxodil, o chirurgicamente grazie all’autotrapianto. Entrambe soluzioni presentano dei limiti. La terapia farmaceutica consente di raggiungere solo risultati parziali e deve essere mantenuta tutta la vita. Per quanto riguarda l’autotrapianto, visto che si tratta di una operazione chirurgica, non è di certo una soluzione semplice e pratica.
I vantaggi delle cellule staminali contro la calvizia
Trattare la calvizia con le cellule staminali si presenta come una soluzione realmente vantaggiosa rispetto alle precedenti. Innanzitutto siamo davanti ad un trattamento ambulatoriale necessario una unica volta e del tutto naturale, sicuro ed efficace. Diversi studi clinici dimostrano come una volta ricresciuti, i capelli restano in maniera permanente.
Una delle più recenti tecniche è stata sviluppata dall’Istituto dei tumori di Genova. Si tratta di un trattamento che si basa fondamentalmente sulla moltiplicazione del bulbo capelluto. Dividendolo in due, entrambe le parti sono in grado di crearne uno nuovo intero che può a sua volta essere diviso e così via fino a creare numerosi bulbi completi. Eseguito questo lavoro in provetta, i nuovi bulbi possono essere trapiantati nel cuoio capelluto del paziente senza rischio di rigetto.
La calvizia è causata da un danneggiamento dei follicoli, che, quasi come se fossero addormentati, non sono più in grado di provvedere alla crescita del capello. Precisi stimoli possono riattivare i follicoli addormentati e riportarli alla loro corretta funzione. Le cellule staminali provvedono esattamente a questo compito. Le riserve di cellule individuate a questo scopo sono due: una è situata sulla superficie epidermica, mentre la seconda più in profondità, all’interno degli strati inferiori. Queste seconde cellule vengono chiamate CD34+ e si trovano a vivere in un ambiente poco ossigenato consente il buon mantenimento. La calvizia potrebbe essere proprio causa di un’alterazione nei livelli di ossigenazione di queste cellule staminali. Il ripristino dei corretti valori può riportare ad una nuova crescita di capelli nel giro di breve tempo.
Recentemente un gruppo di ricercatori statunitensi si sta concentrando nella messa a punto di un metodo innovativo che permetterà di ottenere follicoli piliferi in buona salute da fibroblasti (le cellule presenti in maggior numero nel tessuto connettivo) convertiti in cellule staminali. Grazie all’introduzione di tre specifici geni, questi fibroblasti sono stati convertiti in cellule staminali pluripotenti indotte, in grado di generare qualsiasi tipo di cellula staminale umana.

FV di Terza Generazione

Il fotovoltaico di terza generazione si riferisce a tecnologie basate su concetti innovativi, che, nonostante abbiano avuto conferma sperimentale in laboratorio, ancora non hanno trovato una sufficiente sperimentazione pratica per passare alla produzione industriale.
Alla base di questa sperimentazione, sta l’osservazione che i dispositivi realizzati con un solo materiale semiconduttore riescono a sfruttare soltanto la piccola parte dello spettro solare in cui i fotoni hanno energia superiore alla banda proibita che caratterizza il materiale. I dispositivi sono in tal modo sensibili solamente ad alcuni colori che compongono lo spettro. Ad esempio, il silicio e in parte sensibile al blu, molto al verde e al giallo, poco sensibile al rosso e completamente insensibile all’infrarosso. Proprio per questo, piu della meta dello spettro solare sfugge alla conversione fotovoltaica e l’energia ad esso associata viene persa. questo limita l’efficienza dei dispositivi che basano la produzione di energia elettrica sulle caratteristiche particolari possedute dal silicio; ed è proprio la volonta di abbattere questa barriera a spingere sempre piu la ricerca sulle celle fotovoltaiche di terza generazione.
I concetti tradizionali per l’alta efficienza
Beam Splitting: In linea teorica, per ovviare al problema precedentemente descritto, è possibile sfruttare tutto lo spettro solare ai fini della conversione fotovoltaica tramite un sistema ottico (ad esempio un prisma di vetro) che sia in grado di separare i raggi di diverso colore e inviare ciascun colore su una cella fotovoltaica di materiale semiconduttore particolarmente sensibile. In questo modo la risposta della cella è al massimo della sua efficienza. L’efficienza teorica complessiva, calcolata per questa tecnica, può raggiungere un valore superiore al 60%.
La validità teorica che sta alla base di questa tecnologia, è purtroppo influenzata da complicazioni dal punto di vista tecnico di realizzazione e dal punto di vista economico, che ne rallentano fortemente la diffusione, come afferma questo sito sul fotovoltaico.
Celle a giunzioni multiple: Questa tecnica, come il beam splitting, è utilizzata per migliorare l’efficienza di conversione delle celle fotovoltaiche. Essa consiste nella sovrapposizione di film sottili, organizzata in modo tale che i fotoni che non vengono assorbiti dal primo strato, attraversino la cella, che appare loro abbastanza trasparente, e vengano assorbiti dalla cella sottostante .
In linea teorica, se si avesse a disposizione un grande numero di materiali semiconduttori da accoppiare a tutte le componenti dello spettro, si riuscirebbe a sfruttare l’intera energia contenuta nella radiazione solare, arrivando ad un’efficienza di conversione fotovoltaica pari all’86,8%.
Solitamente pero non vengono utilizzati piu di tre o quattro strati, in quanto ad ogni passaggio vi è una perdita di efficienza .

Il mondo delle asciugatrici

L’asciugatrice (anche chiamata asciugabiancheria o nell’inglese dryer) è un elettrodomestico che ci consente asciugatura notevoli quantità di capi in tempi davvero brevi. L’asciugatrice può fare una grande differenza per coloro che non possiedono grandi spazi per la stenditura dei panni lavati o per chi vive in città sempre fredde e umide, soprattutto di inverno. In Italia le asciugatrici non sono ancora molto particolarmente in voga, contrariamente ai Paesi nordeuropei, dove sono già completamente diffuse. Nel corso di pochi anni tuttavia, si prevede una grande crescita anche nel nostro Paese.
Esistono diversi modelli di asciugatrice ognuno dei quali presenta differenti dimensioni. Generalmente però esistono delle misure standardizzate per permettere la compatibilità con le lavatrici. Queste misure sono 60 cm in larghezza, 60 cm in profondità e 85 cm di altezza.
Ultimamente riscuotono successo i modelli di asciugatrice salvaspazio, che misurano 45 cm in larghezza invece che i 60 classici. Esistono anche asciugatrici con maggiore capacità di carico e di conseguenza maggiori dimensioni rispetto alle standard. Le capacità di carico variano dai 3,5 agli 8 kg.
A livello estetico l’asciugatrice è molto simile ad una comune lavatrice; le aperture possono essere di due tipi:
-frontale, dove il bucato viene inserito all’interno tramite il classico oblò, che può eventualmente essere coperto dal uno sportello;
- inserimento dall’alto.
A seconda del tipo di collocazione, le asciugatrici possono essere classificate in asciugatrici da terra, asciugatrici da incolonnamento e asciugatrici da incasso. In alternativa alla semplice asciugatrice, chi non possiede una lavatrice potrebbe pensare di avere entrambe con un unico acquisto, la lavasciuga, che come riporta il sito http://www.asciugatrice.eu e`un’ottima soluzione salvaspazio.
Il funzionamento
Riferendosi al funzionamento, le asciugatrici possono essere suddivise in due grandi categorie:
- asciugatrici a espulsione (anche dette a evacuazione)
–asciugatrici a condensazione.
Per quanto riguarda entrambi i modelli, ogni asciugatrice contiene una ventola responsabile di aspirare l’aria dall’esterno che poi verrà riscaldata da una resistenza e fatta passare nel cestello dove si trovano i panni da asciugare.
Le asciugatrici a espulsione, espellono l’umidità presente nella biancheria sotto forma di vapore; queste asciugatrici dovranno quindi avere in dotazione un apposito tubo flessibile collegato a un foro di scarico o ad una presa a vetro. Sono apparecchiature adatte ad ambienti dove circola aria, altrimenti l’ambiente viene saturato dall’umidità.
Le asciugatrici a condensazione non hanno bisogno di accessori aggiuntivi tipo il tubo flessibile; questi modelli sono dotati di un condensatore che trasforma l’umidità in acqua che viene convogliata in una vaschetta estraibile. L’acqua in tal modo estratta può essere riutilizzata per molti usi visto che è depurata dal calcare. Ad esempio è perfetta per stirare. Non può invece essere utilizzata a livello alimentare.
Entrambi i modelli necessitano di un tecnico specialista che si occupi dell’installazione.

Seggiolini e adattatori per tutte le età, decidere l’acquisto.

Seggiolini auto per bambini di tutte le età! Chi ha figli e automobile sa bene quanto sia importante l’acquisto del giusto seggiolino auto. Viaggiare comodi e sicuri è una necessità, e il mercato offre moltissime possibilità a riguardo grazie ai vari modelli si seggiolini adatti a bambini di ogni peso e età.
Norme vigenti
Secondo la normativa vigente, i seggiolini auto devono essere utilizzati dal momento della nascita fino ad un massimo di 36 kg. Raggiunto questo peso, il bambino dovrebbe essere completamente in grado di sedersi sul sedile posteriore o anteriore allacciandosi le comuni cinture di sicurezza.
L’obbligo di utilizzo del seggiolino va dalla nascita ai 18 kg. Dai 18 kg ai 36 può essere utilizzato un adattatore, un sedile rialzato che consente al bambino di raggiungere l’ 1,50 m, ovvero l’altezza minima richiesta per poter utilizzare le cinture di sicurezza.
Un’altra regola riguarda i bambini che pesano meno di 9 kg: non è possibile portarli in macchina in retromarcia né farli sedere sul sedile anteriore in caso di presenza di airbag funzionante. Anche superati i 10 kg, è comunque preferibile posizionare il seggiolino sul sedile posteriore, più sicuro dagli urti laterali. Fino ai 12 anni di età, ogni bambino è obbligato a viaggiare in posizione posteriore.
L’adattatore e il poggiatesta
Scopriamo online che la maggior parte dei seggiolini offrono la possibilità di usare l’adattatore conservando lo schienale,: la presenza di un’imbottitura sulla schiena e del poggiatesta aiuta anche i bambini più grandi a stare comodi e eventualmente a dormire durante un viaggio lungo. Inoltre un poggiatesta ad alette laterali garantisce un surplus di sicurezza. Molti seggiolini adatti ai gruppi 1-2-3 sono dotati di sistemi che allungano e allargano la seduta e lo schienale, in modo che possono starvi comodamente anche i ragazzini fino agli 8-9 anni. Raggiunta quell’età passare all’adattatore è quasi obbligatorio non solo per questioni di “dimensione”, se non perché si rifiuteranno di stare in un seggiolino da bimbi piccoli.
Etichetta dei seggiolini auto
Al momento di acquistare un seggiolino è necessario prestare attenzione che siano presenti i seguenti elementi sull’etichetta: gruppo di appartenenza e peso sostenibile; la scritta UNIVERSALE, che accerta che il seggiolino sia adatto a tutti i tipi di auto; la sigla della nazione dove fu prodotto; sigle relative a test di sicurezza e omologazione secondo le leggi ECE R44-02 o ECE R44-03 della comunità europea.
E ora via all’acquisto!

Funzionamento e motori dei generatori di corrente

Un generatore di corrente, oltremodo chiamato gruppo elettrogeno, sistema idoneo alla produzione energia elettrica partendo da energia immagazzinata in differenti forme.
Affinché risulti chiaro il funzionamento di questo sistema, possiamo sintetizzare che data una forma di energia, poniamo energia meccanica, il gruppo elettrogeno è in grado di convertirla in energia elettrica. Ovviamente questa è una definizione sintetica e riduttiva, ma necessaria per gli approfondimenti che seguono e che vengono riportati qui.
Modalità di funzionamento
Come abbiamo precedentemente avuto modo di notare, il generatore elettrico non è uno strumento in grado di genera energia dal nulla, per l’altro impossibile in natura, bensì uno strumento atto a convertire energia da una forma generica alla forma elettrica. In questo paragrafo verrà descritto più a fondo il carattere funzionale di un generatore di corrente a benzina.
Un gruppo elettrogeno a carburante (solitamente benzina) consiste essenzialmente in un motore con avvio a corda che presenta comunemente dimensioni contenute e un peso compreso tra i 5-10Kg. Quando trattiamo con un generatore elettrico a benzina, l’energia termica viene convertita inizialmente in energia meccanica, in seguito questa energia si trasforma in energia elettrica.
Intentiamo analizzare da vicino il passaggio dell’energia tra le diverse forme per cercare di meglio capire il processo di funzionamento del generatore elettrico: alimentando a carburante il motore a combustione interna, si produce moto l’energia termica tramite combustione mette in moto i pistoni che a loro volta generano energia meccanica. una parte di questa energia viene dispersa sotto forma di calore a causa dell’attrito generato dai pistoni.
I pistoni vengono collegati direttamente ad un alternatore che riceve impulsi meccanici e muovendosi genera corrente elettrica. Proprio in questa maniera l’iniziale energia termica si trasforma in meccanica, che viene in parte dissipata in attriti e in parte convertita in energia elettrica. In questa maniera può essere chiarificato e semplificato il processo di funzionamento di un classico generatore elettrico.
A livello più approfondito osserviamo il meccanismo di funzionamento di questa macchina è governato legge di Faraday-Neumann-Lenz che così afferma: un circuito in movimento (alternatore) immerso in un campo magnetico fisso, produce corrente elettrica attraverso il principio di induzione elettromagnetica.
Il motore
I motori utilizzati per gruppi elettronici a carburante si dividono principamente in due tipi in base alla potenza erogata. – motori a due tempi di cilindrata tra i 50 e i 100cc, alimentati da una miscela di olio (al 2-5%) e benzina.
-motori a quattro tempi, di dimensioni e prestazioni maggiori, con cilindrate che vanno dai 100 ai 600cc.
In caso questi motori risultassero insufficienti alle nostre esigenze, opteremo per modelli diesel, quindi a gasolio, di solito a quattro tempi da uno o più cilindri.

PELI: COME RISPONDE LA SCIENZA

Il problema estetico principale di moltissime donne, e ultimamente anche di moltissimi uomini, è quello dei peli e della loro ricrescita post depilazione. Quasi tutte le donne almeno una volta hanno provato tutti i metodi di depilazione tradizionale, come la ceretta, il rasoio o la crema depilatoria. Tutte sanno quanto sia dolorosa la prima, con quanta frequenza devi depilarti se usi il rasoio, e quanto sia poco gradevole per la pelle l’utilizzo della crema depilatoria.
La luce pulsata è un trattamento innovativo e efficace ideato dalla scienza per sopperire a tutti disagi causati dai metodi di depilazione classici. Infatti non è doloroso, permette di estirpare i peli in maniera quasi permanente e non danneggia in alcun modo la cute. Per tutte queste ragioni moltissime persone sono rimaste pienamente soddisfatte e lo consigliano a famiglia e amici.
La luce pulsata agisce distruggendo la melanina nei peli. In questo modo, come riportato qui, vengono provocati danni meccanici termici ai follicoli piliferi, senza danneggiare in nessun modo i tessuti circostanti. Il trattamento è assolutamente indolore e quasi permanente. Con un ciclo di 5-6 trattamenti si riesce a diminuire la ricrescita dei peli intorno all’80%. Risulta chiaro quindi il motivo per cui moltissime donne si stanno affidando a tale procedimento.
Certi tipi di peli e pelli, però sono risultano poco adatti a questo trattamento. In linea generale, le persone più favorite sono quelle che possiedono molto contrasto tra il colore della pelle e quello dei peli, ovvero le persone di pelle chiara e peli scuri. Tuttavia anche chi non presenta questa caratteristica non si deve scoraggiare, sicuramente troverà un centro estetico in cui verrà trovata una soluzione alla propria peluria.
La luce pulsata è adatta a quasi tutte le parti del corpo. Viene effettuata specialmente su ascelle, gambe, braccia e inguine. Le zone meglio evitabili sono le delicate parti genitali, la pelle in prossimità degli occhi, la barba e il cuoio cappelluto.
L’epilazione a luce pulsata viene effettuata per mezzo di una apparecchiatura elettronica chiamata Intense Pulsed Light, IPL. Questo macchinario è solitamente usato per la foto-epilazione o per il foto-ringiovanimento. Il suo funzionamento si basa sul processo di fototermolisi: il follicolo pilifero viene riscaldato gradualmente dalla fonte di energia luminosa fino ad esserne danneggiato. Tale metodo è assolutamente sicuro, in quanto la fototermolisi agisce solamente su tessuti pigmentati. La pelle quindi ne rimane esclusa, mentre è di fondamentale importanza coprire i nei. Solitamente ciò viene fatto con una matita bianca dermografica.

Un’occhiata da vicino alla pressoterapia

Sempre più persone, non contente del proprio corpo o volendolo migliorare al massimo, decidono di accostare ad una sana alimentazione e attività sportiva trattamenti medici o estetici che contribuiscano a tonificare, rimodellare e asciugare le parti più soggette ad accumulo di grassi e inestetismi.
Tra le pratiche più in voga troviamo il linfrodrenaggio e la pressoterapia. Questi due trattamenti inseguono lo stesso obiettivo ma con modalità differenti. Entrambi puntano alla rimozione di cellulite e ritenzione liquida mediante stimolazione del sistema linfatico e sanguigno. Entrambi, effettuati nel giusto numero di sedute e da persone esperte, garantiscono risultati sorprendenti a livello estetico e di benessere. Le zone trattate, principalmente fianchi, cosce, glutei e braccia risulteranno più tonici, rimodellati e privi del antiestetico e tossico effetto dato dal ristagno di liquidi.
Per quanto riguarda le modalità di esecuzione, la differenza principale sta nel fatto che il linfodrenaggio consiste in una tecnica di massaggio manuale, la cui efficacia è data dalla frizione delle mani del medico. Questo tipo di trattamento risulterà più delicato rispetto a quello effettuato dalla pressoterapia, che si avvale di macchinari e specifiche guaine per esercitare pressione sulle zone interessate.
Ci concentreremo ora sulle pratiche pressoterapiche, mentre maggiori approfondimenti riguardo al linfodrenaggio possono essere trovati su altri siti settoriali.
PRESSOTERAPIA IN PASSI
Gli elementi fondamentali che dobbiamo considerare quando decidiamo di volerci sottoporre ad un ciclo di pressoterapia possono essere riassunti come segue:
–assicurarsi della sicurità del centro estetico o medico dove vogliamo recarci per effettuare il ciclo di trattamenti.
–Buon stato e corretto funzionamento del macchinario.
Per prima cosa il medico o specialista che effettua il trattamento, procederà con un leggero massaggio manuale nella zona da trattare, per sensibilizzarla e rendere il più efficace possibili il successivo intervento pressoterapico. Il massaggio stimola la circolazione linfatica e sagnuigna a livello preliminare, come una sorta di preparazione all’intervento principale.
A questo punto si procederà al posizionamento delle guaine nelle zone interessate. Tali guaine, collegate al macchinario, sono all’interno divise in più zone, che vengono gonfiate e sgonfiate gradualmente. Il gonfiamento parte dalla zona più eterna e procede progressivamente verso la più interna. Tale processo permette il riattivamento della circolazione linfatica e del sangue, che influirà sull’eliminazione dei liquidi che ristagnano nel corpo.
La stimolazione cos’i effettuata del sistema circolatorio combatte le varie problematiche connesse al suo scarso funzionamento, quali cellulite e ritenzione idrica, asciugando e tonificando il nostro corpo.
Ovviamente una sola seduta non sarà sufficiente, ma ne saranno necessarie intorno alle 10-12 a seconda della situazione in cui ci si trova e dello stato che si vuole raggiungere.

Scheduling e scheduling deadlock? Scopriamoli!

Nel nostro periodo storico attuale, velocità, efficienza e ottimizzazione sembrano essere divenute parole d’ordine per effettuare un lavoro con precisione, accuratezza e tempi di produzione certi e verificabili. Nel campo dell’informatica questi sono obiettivi perseguiti già da diverso tempo, soprattutto nell’impiego delle risorse a disposizione e nel loro indirizzamento. Partendo da quella che può essere considerata un pò come “la base”, cioè i cicli di elaborazione e il funzionamento stesso din un pc, si è cercato nel tempo di ottimizzare i tempi morti e e le priorità di operazioni da eseguire. Proprio in virtù di tali fattori, la maggior parte dei processi oggi possono essere considerati cpu bound, utilizzando moltissimo le capacità computazionali (cioè di mero calcolo) della cpu senza però al tempo stesso richiedere eccessive quantità di servizi input/output: in questi casi risultano fondamentali gli scheduler. Durante le attività I/O queste vengono sovente messe in “pausa” (in stato di wait, o blocked) proprio per permettere alla cpu di continuare a lavorare e utilizzare le sue risorse, infatti viene cosi selezionato un  processo tra quelli “pronti” (ready) e viene eseguito, con conseguente risparmio di risorse e tempo: questo genere di attività vengono svolte da un particolare processo di sistema chiamato scheduler. Esistono diversi tipi differenti di Job Scheduler(schedulatori) che agiscono in maniere diverse a seconda di ciò che viene loro richiesto, ma adesso ci occuperemo in realtà di un problema che riguarda lo scheduling e l’utilizzo eccessivo dei processi cpu bound e delle sue conseguenze, cioè il deadlock.

Ipotizziamo di essere in macchina e di stare attraversando un ponte, in questo caso specifico su di una strada ad una sola corsia. Mentre attraversiamo il ponte un’altra macchina ci si para davanti e ci blocca la strada (e noi la blocchiamo a lei di conseguenza). Nessuno dei due vuole risolvere in maniera netta la situazione e aspetta che lo faccia l’altro: questo si chiama deadlock, o più semplicemente stallo. In altre parole, se tutti i programmi hanno accesso ad una risorse utile anche agli altri, se nessuno molla la propria ci si ritrova ad un punto morto. Perchè possa avvenire una situazione di deadlock (che, peggiorando, potrebbe mutare in starvation) devono verificarsi tali condizioni:

  • Mutua esclusione: deve esistere almeno una risorsa non condivisibile, cioè utilizzabile da un singolo processo alla volta
  • Possesso ed attesa: un processo che possiede almeno una risorsa, attende di poter acquisire altre risorse possedute da altri processi
  • Impossibilità di prelazione:  il processo che detiene la risorsa può decidere di rilasciarla solo volontariamente al termine del suo lavoro
  • Attesa circolare: esiste un insieme di processi i quali sono ognuno in attesa di ricevere una risorsa utilizzata da un altro

Quello dei deadlock può essere un problema particolarmente fastidioso e di non facilissima risoluzione, si è cosi provato ad eloborare nel tempo delle possibili soluzioni, soprattutto atte a prevenire il verificarsi di un deadlock. Queste possono essere riassunte in:

  • Prevenzione statica: Si evita semplicemente il verificarsi di una delle quattro condizioni di cui sopra
  • Prevenzione dinamica (avoidance) su allocazione delle risorse: non viene quasi mai utilizzata a causa della imprescindibile conoscenza troppo dettagliata della richiesta di risorse
  • Rivelazione e ripristino: si permette che si verifichino deadlock altresì prevedendo precedentemente dei metodi per tornare al funzionamento normale
  • Algoritmo dello struzzo: considerato che i deadlock sono cosa relativamente rara e la loro risoluzione è alquanto costosa, si decide di non fare nulla in merito

I vantaggi delle porte scorrevoli a scorrimento esterno

E’ nato Portascorrevole.net, sito che si pone in aiuto degli utenti che voglion informarsi sulle porte scorrevoli, a tal riguardo cerchiamo di capire meglio i vantaggi delle porte scorrevoli a scorrimento esterno, grazie ad un’occhiata proprio al suddetto sito.

Spesso non è una soluzione tra le più comode quella di intervenire sulle pareti di casa propria per creare i controtelai che sono necessari per una porta scorrevole a scomparsa. Proprio per questa ragione sono stati ideati diversi modelli di porte scorrevoli che non hanno alcun bisogno di una intercapedine muraria entro cui scorrere. Tra questi modelli, vogliamo qui analizzare le cosiddette porte scorrevoli a scorrimento esterno.

Le porte scorrevoli a scorrimento esterno permettono di godere del risparmio di spazio offerto dalla intera categoria delle porte scorrevoli, senza avere alcun bisogno di nuovi lavori sulle pareti di casa. Ciò comporta un risparmio di spazio un poco minore, dovuto alla necessità di installare il binario orizzontale sopra il varco della porta grazie al quale la porta stessa potrà essere sia aperta che chiusa.

D’altronde, essa permette un risparmio economico notevole, laddove si dovrebbe, in ipotesi di installazione di una porta scorrevole a scomparsa, dover rifare tutte le pareti che verrebbero a essere interessate da innesti di porta scorrevoli. La porta scorrevole a scorrimento esterno garantisce inoltre una innovativa soluzione di arredamento, di gradevole aspetto e da un impatto di grande modernità.

 

Come si aprono e chiudono le porte scorrevoli a scorrimento esterno?

Il funzionamento di tale diversa tipologia di porte scorrevoli non è affatto complicato quanto potrebbe sembrare a chi senta tale nome per la prima volta. È sufficiente infatti installare un binario sulla parte alta del varco entro cui verrà introdotta la porta, in senso orizzontale, e che a esso venga agganciata la porta scorrevole. È ovvio che dovrà essere garantito uno spazio laterale più esteso del semplice varco, per permettere alla porta di scostarsi del tutto dalla apertura e permettere dunque il passaggio alle persone.

La porta scorrevole a scorrimento esterno non è ingombrante, e può anche piegarsi a eventuali soluzioni dal design ardito. Si pensi a grandi tavole di legno intagliate, o a pannelli di vetro con murales o mosaici, oppure ancora a pannelli in laccato, su cui magari scrivere o dipingere o farsi stampare motivi grafici a più colori. Insomma, la varietà delle porte scorrevoli a scorrimento esterno permette di adattare tale particolare e innovativa installazione a ogni gusto e a ogni preferenza.

Fatti consigliare dal tuo interior designer sulle soluzioni più adatte e più opportune alle caratteristiche della tua stanza e della tua casa, per mantenere una armonia di arredamento comune e superiore.

Idee di arredamento con tende

Si può arredare con le tende a pacchetto?

Alcuni potrebbero storcere un po’ il naso di fronte alla idea di arredare una casa o una stanza con le tende. E invece, le tende sono di sicuro uno degli elementi di maggiore importanza per quanto riguarda l’arredamento di una abitazione domestica: è necessario un certo gusto per poter scegliere la tenda giusta e adatta alle proprie esigenze e alla estetica della tua casa. Probabilmente qualcuno preferisce affidarsi a un internal designer, ma al contempo bisogna stare sul presupposto che i gusti personali sono fondamentali.

 

Ma è davvero possibile arredare con le tende? Innanzitutto, partiamo dal punto per cui la stessa scelta di un modello, lo stesso momento di opzione tra questo e quel modello di tenda può determinare un effetto inconfondibile con riguardo all’arredamento di casa. Anzi, sul punto molti stanno pensando di recente di installare modelli particolari di tende a pacchetto, per la loro discrezione e la loro adattabilità, ci sentiamo di consigliare un blog pieno di informazioni dettagliate su di esse.

 

Non si può non considerare allora che le tende a pacchetto sanno avere effetto con riguardo all’arredamento non solo dal punto di vista del movimento, della apertura e della chiusura, e ancora con riguardo alla loro posizione nella stanza e alla loro combinazione con le finestre e le eventuali persiane o veneziane presenti. Potreste anche pensare di abbinare le tende al materiale di cui sono composti gli infissi, che fossero di legno, di acciaio, di metallo o così via.

 

Come scegliere la tenda a pacchetto più adatta al proprio arredamento?

Il problema deve innanzitutto riguardare il modello di tenda a pacchetto considerata per il vostro acquisto: potreste scegliere difatti un modello particolare con la cordicella, la quale viene utilizzata per chiudere e spiegare la tenda. Oppure, si può optare per un modello più recente, più innovativo e per certi versi più comodo, ossia il cosiddetto modello motorizzato. Il modello motorizzato permette di aprire e chiudere la tenda con la semplice pressione di un pulsante.

 

In secondo luogo, la vostra scelta dovrà dirigersi intorno a questo o quel colore. Potresti scegliere una tinta unita, oppure una commistione di colori, una policromia o una monocromia che potrebbe essere tanto indifferente al passaggio della luce, quanto invece semitrasparente. È una possibilità da considerare assolutamente quella di permettere il filtraggio della luce attraverso la tenda, magari colorandola grazie ai colori stessi della tenda.

 

Potresti anche optare per una fantasia, magari geometrica, magari ancora a stampa, o magari pure tale da richiamare un quadro, o un personaggio, un film o un cartone animato.